Ho preferito guardare il dito anzichè la stella indicata dal saggio.
Proprio come lo stolto
ahahahhahahahhhhhahha
francifra Alain Aloe cariKlabber

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Tempo
E mentre Ciuffolo camminava lenta, tra le Cornici ancora fresche di pittura, le si parò davanti un pensiero prepotente: sarebbe mai comparsa all'orizzonte, l'alta figura forte del grande Re? .... Megera intanto, paziente e folle, guarda il destriero di Zargonne, rientrare in trotto solitario nel Castello...
"Dove sei stato, amico mio potente?" , domanda sciocca senza attesa di risposta. Chè ben sapevo quanta strada v'è da fare, per arrivare infine Dovenonso. Ponetti biada e acqua fresca per il Destriero, stendendo poi le stanche membra sul mio giaciglio. "Devo cambiar la paglia", pensai tra me, "e metterò tra essa qualche pezzetto d'Erbavoglio"... Ordendo trama di fieno e di trifoglio, mentre sorrido alla gazza dispettosa, attendo il Tempo che non si sa se viene.
Intanto il pendolo, nell'antro delle streghe, batteva l'ora tarda.

Ancora tempo
E stava sì arrivando un cavaliere, pernsò ancora Ciuffolo. Ma Megera se ne stava
tutta presa dai suoi chiacchiericci all'aria, che le finestre aperte invitavano alla loquela.
Lascia e prendi, Ciuffolo, oppure prendi e lascia. Nel gioco antico e infinito del giorno di ogni giorno. Non senti che stanno sbocciando le viole? Dimmi, non senti? E' vita antica e sempre nuova, come la parietaria e l'edera che ad ogni stagione aggiungono più foglie.
Ascolta, Ciuffolo mio, proprio ora s'è aperto anche un narciso, splendido, nel suo essere solitario in quella macchia... tra piccoli nontiscordadime e qualche tarassaco prepotente. Ascolta, sì. E senti. Che il fiore tuo, coltivato, rifiorirà ogni stagione.
E così vaneggiava Megera al vento che portava echi di vecchi pascoli, con profumi di antiche viole, là tra le foglie morte che al ceppo delle querce quello le agitava davvero.
- gia gia - pensò Ciuffolo mezza ddormita in quel su e giù di prendi e lascia. - Profumi di violetta. Eun gran Dio, voglio uscire che era davvero primavera e Versailles si rivestiva tutta affrescata.
- La reggia! - ancora si disse, nella sensazione che non ci sarebbe mai e poi mai arrivata.
E poi si girò che il cavaliere era arrivato e
- Mi chiamo Zargonne! - ej disse fiero .
- Vi fu un tempo in cui sì Aprii le ante, sì, con sguardo fiero. Certa che oltre fosse il nuovo giorno. Invece ancor non albeggiava, e nero fu lo sguardo, sì!, , malgrado gli occhi io girassi intorno.
Posai allora lo sguardo su te, Ciuffolo, dormiente. Ti distinguevo appena, dall'ombra un po' nascosta. "Che posso darti", meditavo, - del mio niente, perchè al Re tu chieda una risposta?
Miscela d'erbe, a fumare, nel braciere, fece sortir dal nulla un Cavaliere...
- Un cavaliere? E che fine ha fatto? Era Bello? Era alto? Tagliente e indomito, sovra il destriero dagli zoccoli d'oro?
- Deh - fece piano la vecchia. E aggricciò gli occhi come pe' rivedello.
E come il nonno in carrozza che rombava nel cielo - "Megeraaaaaaaaaaaaaaaa" - urlò Ciuffolo che i garretti li udiva davvero ed erano gli otto di Sleipnir. E si alzò la gonna e ballò che pareva una tarantolata che sapeva che il cavaliere era Jormungand dallo sguardo tagliente dell'aquila. Ed emozionata che si ritrovava si mise un dito in bocca sbavandosi tutta il fiocco rosa che aveva indossato per l'incontro con il re. E se ne rimase lì imbambolata che pareva la Poldina, e l'occhio le sbarellò un pochetto, per tutta la gente che si accalcava che sì...un cavaliere stava davvero arrivando.
E dalle persiane chiuse si udirono le note vecchie di un grammafono...la voce un po' stanca a salire. E Ciuffolo ascoltò. Non sapendo che quello era il conforto. E mentre rimuginava sulle cornici, che si aprivano e si chiudevano, che era tutta una corrente d'aria..
"E' tempo che va...e tempo che viene. - cantalenava Megera, dalla persiana chiusa e quindi nera - Il tempo che va, amaro di cose non dette, di cose non fatte, di gioie non date. E dolce di cose racchiuse in cornice indelebile. Il tempo che viene, incerto di cose bambine, di semi a germoglio e di timide foglie. E' tempo che vive, coprendo con mano leggera, il tempo che muore. (28.02.05)

"Uff" - sbottò Ciuffolo che aveva premura.
Poi, lo sguardo all'insù a guardar Megera "Non vedi che c'è il sole che ti abbaja negli occhi con sguardo di Can Nero? Non è il tempo di accostarle quelle persiane?"
E tutta ingrifata pensava al tempo perso ad ascoltar la vecchia.
Ma Megera che si era fatta cornice,. chiudendosi in persiana, riaprì le ante e si riaffacciò alla finestra. Che "Una casa deve avere finestre. " aveva detto Ciuffolo, che voleva tenere il mondo di fuori ma permettersi di esere dentro". E anche se andava del re ed era tutta presciolosa, si fermò lì ad ascoltare brutto come le pareva continuar a seguitar la strada

"Ora non posso uscire dal sogno, Ciuffolo. Voglio restare lì, che molte cose ho da chiedere al Re.Prendo a prestito i regoli di FranCIFRA per dare un nome e un colore ai miei passi e riparto da 0.... , ma 1 si avvicina e 2 si allontana, 3 lo aggira e 4 lo salta, 5 decide e 6 rimanda, 7 ci pensa e 8 l'affronta.... 9, il ritiro.E poi devo riprendere il filo, quello d'oro, tra quelli che escono dal cesto di gomitoli perduti. Sono Megera, figlia del vento, disegno su una nuvola bassa i contorni di nulla del Nonsodove.
E Megera riaccostò le ante, lasciando Ciuffolo confusa e con la voglia di disegnar i contorni di una nuvola bassa. "Ma chi è Rapunzel?" urlò poi tutta sdegnata che manco il permesso aveva chiesto quella! uff
E così, poi, la raccontò Aloe.
Che la mattina suonò la sveglia e fu il gallo a suonarla. E poichè il gallo era della nonna, Ciuffolo si svegliò con il gallo della memoria e vedendo uno struzzo che passava di là, iniziò a pensare.
- Mmmmmmmmm.... - pensò. - Forse che lo struzzo che nasconde la testa di fronte al pericolo può insegnarmi qualcosa? Che sciocco!!!!! - sputò poi sentenziosa - Lì a credere che se lui non mi vede, neanche io posso vederlo. Seeeeeeee......- si rispose.
E saltellò nei suoi pensieri che erano rossi come cerase gli uni a tirar gli altri.
- Possiamo mettere da parte il razionale? e magari riflettere un po’?- chiese la voce di Aloe, alle sue spalle.
- Uff...E dài! andiamo a riflettere sullo struzzo, adesso! - rispose Ciuffolo alla voce, che senza corpo com'era non aveva problemi di udito - Come se non avessi cose più utili da fare. Che adesso ho la casa e mi tocca anche pulirla, anche.
- Ti ricordi l’enigma del saggio che indaga sull’albero nel bosco, quello che dice: esiste l’albero se nessuno lo guarda? o esiste solo perchè è guardato?
- Si, certo che lo ricordo: E allora? Ma perchè mi fai perder tempo che devo incontarre il re di Ovestest? Non credi sarà lui a indicarmi la strada per il castello del re mio padre ed io finalmente potrò indossare il vestito rosa che la bella Imbriana mi rubò.....
- Parlavamo dello struzzo...…Lo struzzo, ti ricordi?
-Sì...Vero......Parlavamo dello struzzo...
- Allora....vediamo un po'..io credo che lui abbia sciolto questo dilemma: se non vede il pericolo, questo non esiste.
- Sì - fece Ciuffolo tutta ingrifata - E magari muore sbranato dal predatore... come uno scemo, sì. Uno scemo. Che potrebbe invece correre correre e darsela a gambe a gran velocità
-Come sei cosi sicura che lo struzzo vuole evitare la morte? Magari vuole solo evitare la paura.... magari resiste di più all’idea della morte che a quella della paura….
- Oooooh - fece Ciuffolo sempre più biliosa...- Ma sono una bambina io. Non lo vedi? Non lo vedi che sono una bambina? ....morte...paura.....
-Certo che lo so.... ma tu non sei uno struzzo! questi parole. ...morte...paura...ti mettono a disagio, vero?
- Sì - ammise Ciuffolo - Di più la paura, però.
E se la scoprì addosso d'incanto, che aveva la casa aveva e di quella anche la responsabilità.
- Allora riesci a capire lo struzzo?
- Beh.... Sì..in un certo senso, sì...
- Sai.... la paura non fa la morte, ma è la morte che fa paura, e allora il peggio è sempre la paura.
- Allora forze lo struzzo non è cosi sciocco.... - disse tra sè e sè Ciuffolo
- Magari si, magari lo è, ma bisogna capire le sue priorità - E la voce di Aloe si allontanò.
E Ciuffolo rimase lì.
Poi, con e come una saggina, si mise a spazzare il pavimento.
Cominciando a capire che si poteva essere il tuorlo e anche il guscio del calcare. . In una questione di priorità. Già
E nel sonno le si aprì una finestra e la voce di Megera raggiunse Ciuffolo.
Non voglio svegliarmi - bofonchiò lei, il palmo ancora stretto...
Non ti sveglio infatti - rispose Megera - Sono un sogno, non vedi? E io sono qui, fuori dal mondo ma anche nella casa del mondo, su di una gamba oppure sull'altra.
Oh, mi accorsi sì dell'ombra che mi seguiva.
Un mantello di rovi, fiorito per caso di rose canine, celava allo sguardo l'alta figura , eppure sentivo che presto....o forse no... nel tempo del Nonsodove.... sarebbe apparso d'incanto lo scettro dorato. Un'arma? O uno stelo di narciso, perduto nonsoquando ad Ovestest.... Fingendo pazienza e sapienza, son qui...mentre riprendo a contare i miei passi.
Poi, si fece cornice, chiudendosi in persiana, e Ciuffolo riprese il suo sonno, il palmo più stretto.
Ecco - fece in tempo a pensare - Una casa deve avere finestre. Devo ricordarmelo! Così, pur tenendo il mondo di fuori, mi permetterò di esere dentro.
Ma chi è Rapunzel? - ancora si domandò
Chi lo sa? - le strillavano in coro le fellette attorno..Chi lo sa?
Poi fu solo un ahahhahahahhaahahahhahhahhahahhhahhahhaha di risate.
E anche Ciuffolo rise, che la linea della fortuna, là sul palmo della mano, le faceva solletico...

SASSI
SINISGALLI
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Alla fine de la strada |