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Ho preferito guardare il dito anzichè la stella indicata dal saggio.
Proprio come lo stolto
ahahahhahahahhhhhahha

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francifra in Il bouquet

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domenica, 01 maggio 2005

Tempo

E mentre Ciuffolo camminava lenta, tra le Cornici ancora fresche di pittura, le si parò davanti un pensiero prepotente: sarebbe mai comparsa all'orizzonte, l'alta figura forte del grande Re? .... Megera intanto, paziente e folle, guarda il destriero di Zargonne, rientrare in trotto solitario nel Castello...

"Dove sei stato, amico mio potente?" , domanda sciocca senza attesa di risposta. Chè ben sapevo quanta strada v'è da fare, per arrivare infine Dovenonso. Ponetti biada e acqua fresca per il Destriero, stendendo poi le stanche membra sul mio giaciglio. "Devo cambiar la paglia", pensai tra me, "e metterò tra essa qualche pezzetto d'Erbavoglio"... Ordendo trama di fieno e di trifoglio, mentre sorrido alla gazza dispettosa, attendo il Tempo che non si sa se viene.

Intanto il pendolo, nell'antro delle streghe, batteva l'ora tarda.

Postato da: LadyStorm a 13:00 | link | commenti (24)

venerdì, 01 aprile 2005
Al Castello

E poichè i connotati le  si eran cambiati davvero e la casa le era diventata stretta che sbatteva contro le persiane e lo Zargonne,  Ciuffolo seguì le consorelle dell'Incorniciate scalze che l'avevano raggiunta portando seco i ferri del mestiere.
- Andiamo dal Re - disse Ciuffolo ardita. - E con i grimaldelli sfonderemo le porte e con le corde faremo reti pei merli.
E finalmente, chiuse le persiane e preso il destriero di Zargonne che manco se ne accorse, vide di lontano. E quando vide, vide anche che già sapeva.
Nell'ovvio della nudità.
Annuirono il gufo e la capinera, mentre il sentiero si formava da solo, senza che lei si voltasse indietro.

Postato da: 3stella a 21:44 | link | commenti (11)

domenica, 20 marzo 2005
Zargonne

E arrivò il cavaliere e si nomò Zargonne. Et gli era alto e bello con la piuma sul cappello. E quello si tolse e s'inchinò, nel rossore stranito di Megera lì a  cincischiarsi il grembiale, 
E strabuzossi Ciuffolo,  a  precipitarsi poi a chiuder tutte le finestre che le si affacciavano dentro, già troppa folla e lei in desabilliés.
Poi si sedette per terra. Nel tepore antico della danza che
Zargonne e Megera  movevano lenti lungo diagonali istintuali.
Istinto - pensò Ciuffolo.
 Che era primavera. E fu guardandosi allo specchio che si vide più alta e con tutti i connotati cambiati.
- Si cambia - disse. E rivide le sue scarpette blu che l'aspettavano sull'altra sponda. Con la voglia di tornare sui propri passi sapendo che non li avrebbe più trovati

Postato da: 3stella a 12:28 | link | commenti (17)

venerdì, 18 marzo 2005

Ancora tempo

E stava sì arrivando un cavaliere, pernsò ancora Ciuffolo. Ma Megera se ne stava
tutta presa dai suoi chiacchiericci all'aria, che le finestre aperte invitavano alla loquela.

Lascia e prendi, Ciuffolo, oppure prendi e lascia. Nel gioco antico e infinito del giorno di ogni giorno. Non senti che stanno sbocciando le viole? Dimmi, non senti? E' vita antica e sempre nuova, come la parietaria e l'edera che ad ogni stagione aggiungono più foglie.

Ascolta, Ciuffolo mio, proprio ora s'è aperto anche un narciso, splendido, nel suo essere solitario in quella macchia... tra piccoli nontiscordadime e qualche tarassaco prepotente. Ascolta, sì. E senti. Che il fiore tuo, coltivato, rifiorirà ogni stagione.

E così vaneggiava  Megera al vento che portava echi di vecchi pascoli, con profumi di antiche viole, là tra le foglie morte che al ceppo delle querce quello le agitava davvero.
- gia gia - pensò Ciuffolo mezza ddormita in quel su e giù di prendi e lascia. -  Profumi di violetta. Eun gran Dio, voglio uscire che era davvero  primavera e Versailles si rivestiva tutta affrescata.
- La reggia! - ancora si disse,  nella sensazione che non ci sarebbe mai e poi mai arrivata.
E poi si girò che il cavaliere era arrivato e
- Mi chiamo Zargonne! - ej disse fiero .

 

Postato da: LadyStorm a 14:51 | link | commenti (4)

venerdì, 11 marzo 2005
lA FINESTRA

- Vi fu un tempo in cui sì Aprii le ante, sì, con sguardo fiero. Certa che oltre fosse il nuovo giorno. Invece ancor non albeggiava, e nero fu lo sguardo, sì!, , malgrado gli occhi io girassi intorno.
Posai allora lo sguardo su te, Ciuffolo, dormiente. Ti  distinguevo appena, dall'ombra un po' nascosta. "Che posso darti", meditavo,  - del mio niente, perchè al Re tu chieda una risposta?
Miscela d'erbe, a fumare, nel braciere, fece sortir dal nulla un Cavaliere...
- Un cavaliere?  E che fine ha fatto? Era Bello? Era alto? Tagliente e indomito, sovra il destriero dagli zoccoli d'oro?
- Deh - fece piano la vecchia. E aggricciò gli occhi come pe' rivedello.
E come il nonno in carrozza che rombava nel cielo - "Megeraaaaaaaaaaaaaaaa" - urlò Ciuffolo che i garretti li udiva davvero ed erano gli otto di Sleipnir. E si alzò la gonna e ballò che pareva una tarantolata che sapeva che il cavaliere era Jormungand dallo sguardo tagliente  dell'aquila. Ed emozionata che si ritrovava si mise un dito in bocca sbavandosi tutta il fiocco rosa che aveva indossato per l'incontro con il re. E se ne rimase lì imbambolata che pareva la Poldina, e l'occhio le sbarellò un pochetto, per tutta la gente che si accalcava che sì...un cavaliere stava davvero arrivando.

Postato da: LadyStorm a 16:38 | link | commenti (11)

mercoledì, 02 marzo 2005
Tempo

E dalle persiane chiuse si udirono le note vecchie di un grammafono...la voce un po' stanca a salire. E Ciuffolo ascoltò. Non sapendo che quello era il conforto. E mentre  rimuginava sulle cornici, che si aprivano e si chiudevano, che era tutta una corrente d'aria..
"E' tempo che va...e tempo che viene. - cantalenava Megera, dalla persiana chiusa e quindi nera - Il tempo che va, amaro di cose non dette, di cose non fatte, di gioie non date. E dolce di cose racchiuse in cornice indelebile. Il tempo che viene, incerto di cose bambine, di semi a germoglio e di timide foglie. E' tempo che vive, coprendo con mano leggera, il tempo che muore. (28.02.05)

"Uff" - sbottò Ciuffolo che aveva premura.
Poi, lo sguardo all'insù a guardar Megera "Non vedi che c'è il sole che ti abbaja negli occhi con sguardo di Can Nero? Non è il tempo di accostarle quelle persiane?"
E tutta ingrifata pensava al tempo perso ad ascoltar la vecchia.

 

Postato da: LadyStorm a 13:02 | link | commenti (13)

sabato, 26 febbraio 2005
Megerae il sogno

 Ma Megera che si era fatta cornice,. chiudendosi in persiana, riaprì le ante e si riaffacciò  alla finestra. Che   "Una casa deve avere finestre. " aveva detto Ciuffolo, che voleva tenere il mondo di fuori ma permettersi  di esere dentro".  E anche se andava  del re ed era tutta presciolosa, si fermò lì ad ascoltare  brutto come le pareva continuar a seguitar la strada

"Ora non posso uscire dal sogno, Ciuffolo. Voglio restare lì, che molte cose ho da chiedere al Re.Prendo a prestito i regoli di FranCIFRA per dare un nome e un colore ai miei passi e riparto da 0.... , ma 1 si avvicina e 2 si allontana, 3 lo aggira e 4 lo salta, 5 decide e 6 rimanda, 7 ci pensa e 8 l'affronta.... 9, il ritiro.E poi devo riprendere il filo, quello d'oro, tra quelli che escono dal cesto di gomitoli perduti. Sono Megera, figlia del vento, disegno su una nuvola bassa i contorni di nulla del Nonsodove.
E Megera riaccostò le ante, lasciando Ciuffolo confusa e con la voglia di disegnar i contorni di una nuvola bassa. "Ma chi è Rapunzel?" urlò poi tutta sdegnata che manco il permesso aveva chiesto quella! uff

 

Postato da: LadyStorm a 11:26 | link | commenti (9)

venerdì, 25 febbraio 2005
Il nome del re

 

E Ciuffolo capì che era davvero una questione di priorità. E delegando la paura  alla margherita, che rimase lì, ingessata. i petali a fronteggiar  stecchiti il vento,  decise di far fagotto di sè e della sua casa andando davvero a bussar all'uscio del re.
Sapendo che essendo lui il sovrano, avrebbe dovuto affrontarne le leggi.... dimentica però dell'unica legge che era ancora nel suo porta rune.  E pronunciando alto  il nome di re, ma senza masticarlo.....



Postato da: 3stella a 14:56 | link | commenti (3)

mercoledì, 23 febbraio 2005
Lo struzzo

 

E così, poi, la raccontò Aloe.

Che  la mattina suonò la sveglia e fu il gallo a suonarla. E poichè il gallo era della nonna, Ciuffolo si svegliò con  il gallo della memoria e  vedendo uno struzzo che passava di là, iniziò a pensare.

- Mmmmmmmmm.... -  pensò. - Forse che lo struzzo che nasconde la testa di fronte al pericolo può insegnarmi qualcosa?  Che sciocco!!!!! -   sputò poi sentenziosa - Lì a credere che    se lui non mi vede, neanche io posso vederlo. Seeeeeeee......-  si rispose.  

E  saltellò nei suoi pensieri che erano rossi come cerase gli uni a tirar gli altri.

 - Possiamo mettere da parte il razionale? e magari  riflettere un po’?-  chiese  la voce di Aloe, alle sue spalle.

- Uff...E dài!  andiamo a riflettere sullo struzzo, adesso! - rispose Ciuffolo alla voce, che senza corpo com'era non aveva problemi di udito -  Come se non avessi cose  più utili da fare. Che  adesso  ho la casa e mi tocca  anche pulirla, anche.

- Ti ricordi l’enigma del saggio che indaga  sull’albero nel bosco, quello che dice: esiste l’albero se nessuno lo guarda? o esiste solo perchè è guardato?

- Si,  certo che lo ricordo: E  allora? Ma perchè mi fai perder tempo che devo incontarre il re di Ovestest? Non credi sarà lui a indicarmi la strada per il castello del re mio padre ed io finalmente potrò indossare il vestito rosa che la bella Imbriana mi rubò.....

- Parlavamo dello struzzo...…Lo struzzo, ti ricordi?

-Sì...Vero......Parlavamo dello struzzo...

- Allora....vediamo un po'..io credo che lui abbia sciolto  questo dilemma:  se non vede il pericolo, questo non esiste.

- Sì - fece Ciuffolo tutta ingrifata - E magari muore sbranato dal predatore... come uno scemo, sì. Uno scemo. Che potrebbe invece correre correre e darsela a gambe a gran velocità

-Come sei cosi sicura che lo struzzo vuole evitare la morte?  Magari vuole solo evitare la paura.... magari resiste di più all’idea della morte che a quella della  paura…. 

- Oooooh - fece Ciuffolo sempre più biliosa...-  Ma sono una bambina io. Non lo vedi?  Non lo vedi che sono una bambina?  ....morte...paura.....

-Certo che lo so.... ma tu non sei uno struzzo!   questi parole. ...morte...paura...ti mettono a disagio, vero?

- Sì - ammise Ciuffolo -  Di più la paura, però.

E  se la scoprì addosso d'incanto, che aveva la casa aveva e di quella anche la responsabilità.

- Allora riesci a capire lo struzzo?

- Beh.... Sì..in un certo senso, sì...

- Sai.... la paura non fa la morte, ma  è la  morte che fa paura, e allora il peggio è sempre la paura.

- Allora forze lo struzzo non è cosi sciocco.... - disse tra sè e sè Ciuffolo

- Magari si, magari lo è, ma bisogna capire le sue priorità - E la voce di Aloe si allontanò.

E Ciuffolo rimase lì. 

Poi,  con e come una saggina, si mise a spazzare il pavimento.

Cominciando a capire che si poteva essere il tuorlo e anche il guscio del calcare. . In una questione di priorità. Già

Postato da: 3stella a 18:51 | link | commenti (7)

domenica, 20 febbraio 2005
il sogno

E nel sonno le  si aprì una finestra e la voce di Megera raggiunse Ciuffolo.
Non voglio svegliarmi - bofonchiò lei, il palmo ancora stretto...

Non ti sveglio infatti - rispose Megera - Sono un sogno, non vedi? E io sono qui, fuori dal mondo  ma anche  nella casa del mondo, su di una gamba oppure sull'altra.
Oh,  mi accorsi  sì  dell'ombra che mi seguiva.
Un mantello di rovi, fiorito per caso  di rose canine, celava allo sguardo l'alta figura , eppure sentivo che presto....o forse no... nel  tempo del Nonsodove.... sarebbe apparso d'incanto lo scettro dorato. Un'arma? O uno stelo di narciso, perduto nonsoquando ad Ovestest.... Fingendo pazienza e sapienza, son qui...mentre riprendo a contare i miei passi.
Poi, si fece cornice, chiudendosi in persiana, e Ciuffolo riprese il suo sonno, il palmo più stretto.
Ecco - fece in tempo a pensare - Una casa deve avere finestre. Devo ricordarmelo! Così, pur  tenendo  il mondo di fuori, mi permetterò di esere dentro.
Ma chi è Rapunzel? - ancora si domandò
Chi lo sa? - le strillavano in coro le fellette attorno..Chi lo sa?
Poi fu solo un ahahhahahahhaahahahhahhahhahahhhahhahhaha di risate.
E anche Ciuffolo rise, che la linea della fortuna, là sul palmo della mano, le faceva solletico...

Postato da: LadyStorm a 09:14 | link | commenti (7)

 

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SASSI

Il buffone
Del buffone il profilo accentuato
- dal cerone di scena coperto e imbrattato -
sto seguendo con dito eccitato.
Pur senza vederne il colore
ne sento pulsante il pudore
sulla bocca divisa a metà
tra il ghigno sfottente di qua
e la smorfia dolente di là.
E’ impossibile all’occhio indolente
recepire la parte piangente
se quel mimo volge allo sguardo
solamente il suo lato beffardo.
Come lui verso il mondo viaggiamo
Come egizi di lato sfiliamo
ma la mano ne sente il calore
della lacrima, del cervello, del cuore. (Ti avevo chiesto il permesso. Non ho dimenticato. Grazie, Cerere!)




Cammino da anni, in questo bosco.
Sentieri percorsi centinaia di volte.
Mi fa sorridere
chi dice "conosco la strada".
Era pioggia, stanotte,
quella buca ieri non c’era....
(Grazie. Per non dimenticare)

SINISGALLI

 

Alla fine de la strada
Caminanno de sera… co’ le stelle….
me sento un friccichino su la pelle.
S’accenneno le luci a li fanali.
ripenzo a la mia vita e a li regali...
Camino e vedo luci alle finestre..
drento alli piatti fumeno minestre..
Gente che ride.. gente che lavora…
er pane ce stà sempre e tutto odora..
Nelli vicoli, co’ li panni ar vento..
un micio arotolato ar pavimento..
Un cane abbaia a lungo dietr’a ‘n uscio..
mentre camino e co’ li passi struscio.
Ner cèlo se so’ accesi mille lumi…
Mentre er fornàro spanne li profumi,
ritorno penzeròsa su li passi..
tarvorta inciampicanno su li sassi.

Paola Durantini